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Cloudflare avvia la beta chiusa del GeoKey Manager post-quantistico
Cloudflare ha avviato una beta chiusa di un GeoKey Manager post-quantistico che limita i luoghi in cui possono essere usate le chiavi di decifrazione dei clienti. Il sistema combina ML-KEM-768 e X25519; la disponibilità generale è prevista

Quantum.world Team · Scritto con l’IA · verificato ·
Il 23 ottobre Cloudflare ha avviato una beta chiusa di una versione post-quantistica di GeoKey Manager, il suo sistema che limita i luoghi in cui possono essere decifrate le chiavi private dei clienti. Secondo l’azienda, il servizio è pensato per mantenere tali chiavi all’interno di un’area geografica scelta dal cliente, aggiungendo al tempo stesso una protezione contro gli attacchi che raccolgono oggi dati cifrati per tentare di decifrarli in seguito con computer quantistici.
La disponibilità generale è prevista per il primo trimestre del 2027. Cloudflare afferma che la beta supporta la sua Data Localization Suite, mentre resta da completare, separatamente, l’integrazione della nuova crittografia nei controlli geografici esistenti dell’azienda per le chiavi dei certificati CDN.
Accesso regionale alle chiavi, non instradamento regionale dei dati
GeoKey Manager stabilisce dove i server di Cloudflare possono rimuovere la protezione crittografica dalle chiavi private protette e utilizzarle. Non determina dove viene instradato il traffico, dove terminano i tunnel o dove avviene l’ispezione: Cloudflare descrive queste funzioni come componenti separate della sua offerta Regional Services.
La distinzione è importante per una rete globale che replica i dati dei clienti su più server per garantirne la disponibilità. Cloudflare distribuisce le chiavi private protette crittograficamente e i relativi metadati tramite Quicksilver, il suo sistema di configurazione globale, ma mantiene le chiavi radice regionali su un percorso di predisposizione separato. Un server può rimuovere la protezione da una chiave del cliente solo se dispone della chiave radice autorizzata per quella regione e quel servizio.
Gli autori di Cloudflare descrivono così l’obiettivo: «GeoKey Manager lo realizza proteggendo crittograficamente ogni chiave di decifrazione in modo che possa essere decifrata soltanto dai server di Cloudflare situati nell’area geografica consentita». Il sistema associa inoltre le chiavi protette a un contesto di servizio, a un confine regionale e a un’epoca di generazione della chiave: una chiave per Tunnel in Germania, per esempio, è quindi distinta da una per Gateway nella stessa regione.
ML-KEM-768 affianca X25519
Cloudflare afferma che il percorso Cloudflare One utilizza Hybrid Public Key Encryption, combinando il meccanismo post-quantistico ML-KEM-768 con lo scambio di chiavi classico X25519. HKDF-SHA-256 deriva le chiavi, mentre AES-256-GCM fornisce la cifratura autenticata. L’obiettivo progettuale dichiarato dall’azienda è preservare la riservatezza se almeno uno dei componenti, classico o post-quantistico, rimane sicuro.
Ogni chiave radice regionale è un segreto simmetrico a 256 bit. Cloudflare ne deriva coppie di chiavi asimmetriche specifiche per ciascuna applicazione: la componente pubblica protegge crittograficamente il materiale delle chiavi private dei clienti, mentre quella privata è necessaria per rimuovere la protezione. Il materiale protetto può circolare nella rete, ma la chiave radice regionale necessaria per accedervi no.
Chetan Agrawal, Arka Nayan ed Erik Engstrom di Cloudflare scrivono: «Combinare componenti post-quantistici e classici preserva la riservatezza finché almeno uno dei componenti rimane sicuro».
Se mancano le chiavi regionali, il servizio si ferma
Il sistema lega l’autorizzazione dei server all’identità dell’hardware e alla posizione. Cloudflare afferma che il suo servizio di predisposizione verifica l’identità Trusted Platform Module registrata di un server confrontandola con Zinc, l’inventario dei server dell’azienda, prima di emettere un token che consente l’accesso soltanto alle chiavi radice regionali approvate per quella posizione.
I server autorizzati caricano le chiavi radice nel portachiavi del kernel Linux invece di salvarle su disco. Il servizio di gestione delle chiavi ai nodi periferici usa copie in memoria e un riavvio elimina le chiavi finché il server non si autentica e non le predispone nuovamente. Se all’avvio una chiave radice necessaria manca o è malformata, il servizio non si inizializza; se una richiesta richiede una chiave non disponibile in quella regione, Cloudflare afferma che la richiesta viene respinta anziché decifrata altrove.
L’appartenenza a una regione cambia quando Cloudflare aggiunge o dismette server e data center. Il suo livello di predisposizione aggiorna queste autorizzazioni più volte al giorno e sincronizza le chiavi autorizzate quando cambia l’appartenenza, senza richiedere interventi ai clienti.
L’integrazione con la CDN resta un lavoro separato
Cloudflare afferma che il nuovo GeoKey Manager sarà alla base di funzionalità Regional Services migliorate per Cloudflare One, che prevede di annunciare nei prossimi mesi. L’introduzione del sistema post-quantistico nei controlli geografici esistenti per le chiavi dei certificati CDN è un’integrazione separata ancora in fase di sviluppo; l’azienda afferma che comunicherà in seguito i dettagli sui test e sulla transizione.
Per ora, l’annuncio riguarda l’avvio di una beta chiusa, non un rilascio generale sull’intera CDN di Cloudflare. L’azienda colloca la disponibilità generale nel primo trimestre del 2027 e afferma che gli attuali clienti della Data Localization Suite che regionalizzano il traffico CDN possono manifestare il proprio interesse a partecipare ai test prima che il servizio diventi più ampiamente disponibile.